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Bottigella
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I mwcgBottigella furono un'antica e illustre casata di mwcwPavia, stimata tra le più nobili della città, e che, specie nei secoli tra il mwdaXIV e il mwdqXVIII, espresse notevoli personalità in campo religioso, amministrativo e giuridico, contribuendo altresì con importanti commissioni all'architettura e alle belle arti. Esercitarono anche la signoria feudale su diversi luoghi del circondario.
Contents
• Origini
• Note
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Origini
Fin dal XII secolo, i Bottigella sono documentati tra i casati dell'aristocrazia consolare che deteneva allora il potere a mweqPaviacite-ref-1[1]. Detentori di vasti beni e castelli in particolare nell'mwfgOltrepò Pavese, aderirono nella seconda metà del Duecento alla fazione Guelfacite-ref-2[2]. Anche se è citata tra le famiglie più antiche di mwgwPavia, non ebbe un ruolo di rilievo nelle lotte civili che contrapposero le maggiori casate cittadine tra il mwhaXIII e il mwhqXIV secolo. Non particolarmente legati ai mwhgBeccaria, che tra il 1315 e il 1356 esercitarono una sorta di "signoria velata" su Pavia, intorno alla metà del Trecento strinsero rapporti con i mwhwVisconti, tanto che alcuni membri del casato servirono sia l'arcivescovo mwiaGiovanni Visconti, sia mwiqBernabò Visconti come cavalieri mercenaricite-ref-3[3]. In quest'ultimo secolo cominciano ad apparire, senza un preciso legame genealogico, i primi personaggi importanti, tra cui in particolare:
• mwkaBonifacio Bottigella, monaco agostiniano, studiò teologia a mwkqParigi, fu poi priore del mwkgmonastero di San Pietro in Ciel d'Oro a mwkwPavia (che commissionò a mwlaGiovanni di Balduccio la celebre mwlqmwlgArca di Sant'Agostino), lettore di teologia presso lo mwlwStudium cittadino da poco fondato, e infine, tra il mwmq1392 e il mwmg1404 (anno della sua morte), vescovo di mwmwLodi. Bonifacio fu inoltre in stretto contatto con la corte viscontea, perché fu a lungo confessore di mwnaBianca di Savoia, moglie di mwnqGaleazzo II Visconticite-ref-0-4-0[4].
Nel frattempo la famiglia, già divisa in più rami, si arricchisce con il commercio del mwowguado (un colorante per le stoffe) e con il possesso fondiario: ha vasti possedimenti a mwpaCalvignano nell'mwpqOltrepò Pavese e, nella stessa zona, ottiene in feudo o enfiteusi da importanti istituzioni religiose pavesi (in particolare il mwpgMonastero di San Salvatore, cui saranno sempre molto legati) vastissimi beni nella corte di mwpwCorana (comprendenti anche mwqaSilvano Pietra, allora detto mwqqSilvano Bottigella e mwqgBastida de' Dossi) e nei vicini territori di mwqwCasei e mwraVoghera.
I grandi Bottigella del XV secolo
Nella prima metà del mwugQuattrocento appaiono i quattro fratelli, figli di Corradino di Bertolello, da cui discesero i rami più importanti della casata.
• Antonio Simone, che risiedeva spesso a mwvqCasei e probabilmente tenne questa parte dei beni famigliari, fu padre di Giovanni Francesco, podestà di mwvgFirenze (il suo stemma campeggia tuttora nel mwvwPalazzo del Bargello), di Corradino Menapace e di Daniele, padre a sua volta di Paolo Bottigella (1474-1531). Questi, domenicano, fu priore, vicario generale nella mwwqLombardia e nel 1530 padre generale dell'Ordine. Lasciò dei commentari sulle opere di mwwgSan Tommaso d'Aquino.
• Tommaso o Tomaino, mwxqrationator del comune di mwxgPavia e commissario ducale sul sale dal 1443, morto nel 1461, lasciò numerosi figli (sette maschi e cinque femmine) tra cui divise le sue ingenti ricchezze. Essi furono:
• mwzwGiovanni Matteo, il personaggio più celebre della famiglia, segretario e consigliere ducale, umanista, sposò Bianca mwaaVisconti dei signori di Masino e mwaqSesto Calende, che gli portò in dote il castello di Cameriano (presso mwagCasalino), di cui ricevette regolare investitura nel mwaw1470. Già nel mwba1452 era stato investito del feudo di mwbqCalvignano, antico possesso familiare. Insieme ai fratelli sostenne una lite contro il condottiero Angelello di Lavello, cui il duca mwbwFrancesco Sforza aveva infeudato il territorio di mwcaCorana, approfittando della decadenza del mwcqmonastero di San Salvatore che ne aveva la signoria; ma, ricostituita nel frattempo l'autorità del monastero, esso riconfermò il possesso di mwcgCorana e mwcwSilvano ai Bottigella. Solo nel 1468 i Bottigella poterono rientrarne in possesso, e Giovanni Matteo divenne anche feudatario di Corana. Figlio ed erede di Giovanni Matteo fu Filippo Bottigella (morto nel 1507), insigne giurista e professore di diritto civile e canonico, che morì senza figli.
• Cristoforo, professore di diritto civile e canonico nell'mwegUniversità dal 1455 al 1491, tuttora ricordato da un'antica lapide nel portico della medesima, più volte rappresentò la città di mwewPavia in occasioni civili. Nella parte del palazzo che possedeva in comune col fratello Giovanni Matteo fece costruire una maestosa torre, che ancora domina il Corso Cavour di Pavia (mwfaTorre Bottigella). Fu suo erede il figlio Paolo che ebbe solo una figlia, Isabella.
• Corradino fu castellano di mwfgSavona, incarico che lasciò al figlio Cesare. Di un altro figlio, Giovanni Durone, si parlerà più avanti.
• Giovanni Pietro si dedicò all'amministrazione dei beni famigliari. Fu padre di Gerolamo Bottigella (morto nel 1515), forse il più illustre dei numerosi giuristi della famiglia. Fu professore di diritto civile a mwgaPavia, e nel 1504 passò a mwgqPadova dove insegnò fino al 1509. Essendo partigiano della Francia e incorso nelle censure del mwggpapa Giulio II, andò a insegnare in Francia, tornando in Italia solo dopo la morte del Papa, e anzi insegnando nella stessa università di Roma fino alla morte. Lasciò importanti trattati di diritto civile, specie commentari al codice di mwgwGiustiniano. Da un altro figlio di Gian Pietro, Michele, questo ramo della famiglia ebbe prosecuzione.
• Gian Giacomo, che fu padre di Riccardo e Marco Antonio.
• Michele, che voleva seguire le orme del fratello Giovanni Stefano e l'aveva raggiunto a mwhgRoma, ma morì in giovane età.
• Corradino detto Menapace, teneva probabilmente le terre presso mwiqVoghera, nel cui territorio si trova il paese di Torremenapace, che ne perpetua la memoria. Lasciò le sue cospicue ricchezze ai suoi due figli:
• Gian Francesco è noto soprattutto per lo splendido palazzo che commissionò a mwjaGiovanni Antonio Amadeo, tuttora uno dei più notevoli e meglio conservati mwjqpalazzi rinascimentali di mwjgPavia (in Corso Mazzini). Esso passò ai figli Giovanni Pietro e Giovanni Stefano.
• Silvestro è noto anch'egli per aver fatto costruire un notevole palazzo, quello detto oggi impropriamente "mwkaPalazzo del Maino" (sede amministrativa del Policlinico San Matteo), molto rimaneggiato, ma di cui si conserva il fastoso portale rinascimentale.
• Francesco, cui toccarono probabilmente le terre di Silvano, fu padre di Giovanni Luchino e Pietro. Questi, accusato di fellonia nel 1483, probabilmente a causa dell'inimicizia con mwkwLudovico il Moro, si vide sottratto il feudo di Silvano, che passò a mwlaGaleazzo Sanseverino e nel 1528 ai Pietra.
Decadenza della casata
Nel mwngXVI secolo, morto senza figli (1507) Filippo di Giovanni Matteo, feudatario di mwnwCalvignano, Cameriano, mwoaCorana e mwoqBastida de' Dossi, per testamento chiamò suoi eredi i due giovani figli del cugino Giovanni Durone di Corradino, Pietro Francesco e Ottaviano. Nei decenni seguenti essi divisero i loro beni: a Ottaviano toccarono Cameriano e mwogCorana, a Pietro Francesco Calvignano e Bastida. La linea di Ottaviano si estinse in un paio di generazioni con Raimondo (1664), e il feudo di Cameriano fu confiscato; Corana, che era sotto l'alta sovranità del mwowmonastero del Salvatore, passò alla linea di Pietro Francesco, rappresentata allora da un Giovanni Battista. Morendo però a sua volta senza eredi il figlio di questi, Giovanni Durone, si estinse definitivamente nel 1690 il ramo signorile della casata.
Rimanevano comunque a mwpqPavia e altrove diversi Bottigella di agiata condizione. Si ricordano il senatore ducale Filippo Bottigella, che nel 1503 fece realizzare una villa suburbana nella campagna orientale di mwpgPavia, il mwpwBelvedere, e soprattutto mwqaBaldassarre che, verso la fine del mwqqXVIII secolo acquistò il maestoso palazzo già mwqgBeccaria e Carminali, in Corso Cavour, da allora detto mwqwPalazzo Carminali Bottigella, in cui raccolse le memorie della famiglia, specialmente opere d'arte, di cui la più celebre è la mwraPala Bottigella di mwrqVincenzo Foppa, commissionata da mwrgGiovanni Matteo Bottigella, che fino ad allora era rimasta nella cappella di famiglia presso la mwrwchiesa di San Tommaso, proprio allora soppressa. I suoi discendenti la donarono poi al Comune, e si trova oggi nella mwsaPinacoteca civica.
mwtqIeri notte morì il Nobile Dottor mwtgBaldassarre Bottigella. Con lui si estingue una delle più illustri casate di Pavia.cite-ref-5[5]
Buona parte dei documenti della famiglia sono conservati nell'mwvaarchivio Storico Civico di mwvqPavia e nell'mwvgarchivio di Stato di Pavia.
Note
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